Vi è mai capitato di realizzare che alla fine davvero si stava meglio quando si stava peggio? (O, come dice il mio amico Franci “abbastanza carini i primi, merda tutto il resto”). A me ultimamente tipo un sacco di volte; probabilmente è sintomo del fatto che sto diventando sempre più maturo—espressione per evitare di auto definirmi un vecchio di merda. Ecco. Il vero problema è che questa mia epifania sta iniziando a manifestarsi anche nei confronti di ultimissime novità che mi stanno, in teoria, entusiasmando.

Mi ricordo ancora quando insieme agli amici, durante un piovoso pomeriggio estivo al mare, stavamo decidendo cosa fare delle nostre vite a parte girare i pollici e non poter andare in spiaggia. Fu in quel preciso momento che uno di noi (ciao Andi!) se ne usci con una frase che modificò il mio futuro modo di non avere più una vita: “Potremmo vedere una serie TV che ho portato. Ho i DVD di un’intera stagione, si chiama 24. Abbiamo finito metà stagione più o meno alle 6 di mattina del giorno seguente e il resto durante i due giorni susseguenti.

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Jack Bauer aka Dio in terra

Netflix è atterrato in Italia ad Ottobre scorso, facendo un gran rumore. Io—come credo tanti altri di voi—avevo già avuto modo di provarlo, rimanendone ovviamente scimmiato un tot. Il fatto è che il potenziale cliente di Netflix è proprio l’avido consumatore di serie TV, a cui Netflix ha dato la possibilità di fruire della propria droga in una maniera che fino a poco fa poteva solo sognarsi (legalmente e non): vedere una stagione completa–senza alcuna interruzione, nemmeno di quel cane di Mastrota che mi rovinava tutte le puntate di McGyver—al momento dell’uscita in onda del pilot.

Inizialmente ho percepito anche io questa cosa come una ficata, senza possibilità di considerarla altrimenti. È un po’ come se da piccolo, invece di dover suddividere le patatine fritte di contorno al pollo, con tutti i tuoi famigliari amici e parenti, la mamma ti presentasse un mega piatto da portata di patatine solo per te. Inoltre la mamma si avvicina e ti sussurra “Sai che c’è tesoro, le puoi mangiare anche tutte, adesso. Così è più o meno come ho assimilato la questione binge-watching: fai indigestione perché sei sempre stato abituato ad assumerne solo una piccola porzione (da lasciare rigorosamente come ultima parte del piatto da mangiare) e come ogni indigestione quando consumi stai bene, dopo un po’ mica tanto.

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Un fracco di patatine fritte

Quindi l’altro giorno (circa mille mesi fa) mi sono ritrovato a fissare lo smartphone in cerca di news e cazzate mentre stavo guardando qualche puntata di Daredevil: una serie che mi è piaciuta davvero un botto. Sono certo che se avessi avuto la serie disponibile a rate, avrei passato ogni episodio con la faccia incollata allo schermo. Proprio il fatto che non ci siano interruzioni di alcun tipo, mi riporta a considerare involontariamente, questa nuova televisione, un mezzo dove paradossalmente non sei più tu a richiedere “on-demand” la cazzo di serie/puntata che vuoi vedere, bensì subisci questo dolce stream che finisce poi per assuefarti, abituarti ed infine annoiarti.

Parliamoci chiaro, Netflix rimane uno strumento pazzesco per guardare la TV, probabilmente il più innovativo e migliore ad oggi, per la stragrande maggioranza degli appassionati-senza-vita-sociale come il sottoscritto. Però, anche solo ricordarmi dell’esaltazione che veniva generata dall’attesa del prossimo episodio di Lost, mi fa sentire nostalgico dei tempi passati. Insomma, sono un vecchio di merda davvero? Sono l’unico a pensare che tutta la comodità del mondo è figa ma se è troppa dopo un po’ quasi stufa?

Sì eh?