Un tipo bizzarro, almeno quanto il suo nome.

Desta sempre una certa incredulità quando una star della Hollywood più popolare si distingue per progetti assolutamente non volti ad alcuno scopo di lucro o per scelte artistiche coraggiose e di nicchia. Tutto è cominciato quando, nel 2009, ho visto Shia LaBeouf all’interno del un video di I never knew you, un pezzo di Cageche è uno dei miei rapper preferiti sotto Definitive Jux, l’etichetta indipendente di EL-P (quell’EL-P che ora sta spopolando insieme a Killer Mike come super-duo Run The Jewels)— e ho esclamato: «Ma-che-caz». (cliccate tutti quei maledetti link che vi ho messo).

Ho esclamato ancora di più dopo che ho saputo che, colui il quale ha diretto quel video, è stato proprio Mr. Shia in persona. C’è un altro video in cui lo si vede mentre discute la scelta di dirigere un video musicale, parlando della sua amicizia e stima nei confronti di Cage e dei vari consigli richiesti agli amici registi tipo Micheal Bay e altri. Beh indossa una maglietta di Dune che è tipo il mio romanzo sci-fi preferito di sempre. Mi sto un po’ innamorando. (Proprio qualche mese fa, tra l’altro, è caduto il 50esimo del romanzo di Frank Herbert)

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He who controls the spice, controls the universe!

Da quel punto in poi Shia ha deciso in parte di percorrere la sua strada, seguendo quella che è evidentemente la sua vera natura: più anarchica e pura—su Wikipedia si legge di come i suoi fossero sostanzialmente una coppia di hippie, ecco forse svelato l’arcano. E quindi nel 2011 lo vediamo dirigere Maniac, un cortometraggio francofono stile mockumentary, sulla vita di due serial killer interpretati dal fido amico amico Cage e di un altro amico rapper decisamente più famoso: Kid Cudi (altro grosso wtf moment per quanto mi riguarda). Qui sotto potete vederlo integralmente.

La trama di Maniac è abbastanza ininfluente e comunque si basa sugli stessi elementi di quelli di Man Bites Dog, a cui è infatti—credo—dichiaratamente ispirato (mockumentary su un killer, ultraviolenza, lingua francese…), ma la produzione che Shia dimostra è degna di nota: lo stile scuro e analogico, il montaggio, l’uso del contrasto tra il bianco e il nero. Questi elementi, uniti al fatto di farsi ispirare da un film così disturbante e particolare come Man Bites Dog, sono segni che non ci si aspettano da una young-star della Hollywood più commerciale che c’è.

Questo scontro tra riflettori mainstream e ricerca di una dimensione privata, non non ha impiegato troppo tempo a creare una spaccatura in quella che, fino a quel momento, era stata una carriera senza grossi intoppi. Nel 2013, viene infatti accusato di plagio a seguito dell’uscita del suo ultimo e acclamato corto Howard Cantour.com. Shia ammette di aver preso enorme ispirazione dal fumetto di Daniel Clowes Justin M Damiano

E fino a qui uno può pensare «Che figuraccia di merda. Va be’, almeno si è scusato pubblicamente dai». Il problema è che la maggior parte dei tweet di scuse susseguenti che Shia ha postato beh, erano anch’essi plagiati da frasi di altre celebrità. Ad esempio, questo tweet:

È una la frase che ha detto Tiger Woods dopo essere stato beccato ad impollinare diverse giovani ragazze che non erano sua moglie. Non è finita qui, anche il seguente tweet è plagiato al 100% dal mea culpa dichiarato dal Segretario della Difesa USA Robert McNamara, riferendosi ovviamente alla guerra del Vietnam:

Ad un certo punto, conclude il suo twitter rant dichiarando che sta trollando un po’ tutti quanti, come a voler concludere il suo “gioco” e uscire allo scoperto.

Se non l’avete capito, sì, anche questa frase è stata plagiata, in questo caso da questo pezzo di Erik Erickson. 

A seguito di questi tweet, sembra emergere qualcosa di più di un mero “trollare la gente come risposta alla figura demmerda che ho fatto”. È come se ci fosse l’intenzione di usare il plagio come una forma d’arte, o meglio, dichiarare, tramite il continuo riutilizzo di cose dette o fatte da altrui, che l’arte e soprattutto l’originalità esiste anche in quanto reinterpretazione di cose già avvenute. È con questo intento che Rich Johnston di Bleeding Cool ha scritto via mail a Shia, chiedendogli di approfondire laquestione “diritto di autore VS plagio in quanto libertà artistica“.

Ne esce un botta e risposta serrato, in cui l’attore risponde per filo e per segno alle critiche avanzate dall’intervistatore, esponendo una sua verità che — pur non rimanendo universalmente condivisibile — mantiene una certa logica condivisibile. Sì amici, il problema è che l’autore dell’intervista — come noterete, seguendo il link all’intervista — ha poi fatto una ricerca inversa delle risposte fornite da LaBeouf ed è venuto fuori che il 90% sono citazioni di altre persone. Quindi il nostro caro Shia ha corroborato la sua tesi, secondo cui il plagio è legittimo, tramite l’uso del plagio. Ma non è finita qui. Infatti l’idea di usare il plagio come strumento di validazione del plagio stesso, è anch’essa un’idea plagiata, come si può notare seguendo questo articolo del 2006.

Questo è un chiaro momento Inception; prego schiacciate il bottone.

Trovo sempre più difficile capire se Shia stia semplicemente tentando di recuperare uno scivolone —prendendoci per scemi e facendoci credere che sia tutto intenzionale—o se ci crede davvero ed è compito nostro fare un passo indietro e cercare di toglierci qualche facile pregiudizio dalla testa.  Lo trova difficile anche Andrew Romano, giornalista di The Daily Beast, dopo aver presenziato all’installazione artistica #IAMSORRY che il nostro Shia ha ideato in seguito a tutta la faccenda plagio.

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Shia incappucciato

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Gli oggetti tra cui scegliere

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Shia, in silenzio e con gli occhi lucidi durante la sua performance. Foto di Andrew Romano.

Il giornalista racconta come, una volta entrato nella galleria d’arte che ospitava l’installazione, si è trovato davanti ad un tavolo con degli oggetti in qualche maniera significativi per l’attore—un modellino di Optimus Prime (Transformers), una frusta (Indiana Jones), un fumetto di Daniel Clowes, ed altri ancora—uno dei quali poteva essere scelto e portato nella stanza in cui ci sarebbe dovuto essere il confronto. Una volta scelto l’oggetto—una ciotola contenente bigliettini riportanti tweet cattivi nei confronti dell’attore—il reporter spiega di essersi trovato di fronte un uomo smoking, con il volto coperto da un sacchetto con scritto I AM NOT FAMOUS ANYMORE e cioè esattamente come Shia si è presentato alla premiere di Nymphomaniac.

Boh, se questo è solamente il suo tentativo di fare finta di essere consapevole delle sue scelte artistiche beh, sta davvero esagerando. #IAMSORRY sarà solo il primo di una serie di progetti artistici di Shia LaBeouf collezionerà sotto il nome di LaBeouf, Rönkkö & Turner, un collettivo formato da se stesso e dai due artisti Nastja Säde Rönkkö e Luke Turner che segue il manifesto del meta-modernismo. Ed è proprio in seguito ad #IAMSORRY che veniamo a conoscenza di quello che passa per la testa di Shia; ovviamente grazie a quella che si rivela un’altra performance artistica: #INTERVIEW.

La giornalista di Dazed Aimee Cliff, una mattina sì è trovata nell’inbox una mail di Shia LaBeouf che recitava: «Hello- im shia – if you have any interest – we could start a dialogue – if not – no harm no foul – I like your point of view». Aimee era rimasta piacevolmente colpita delle recenti esplorazioni artistiche di Shia e ne aveva scritto proprio su Dazed. Da ciò nasce un dialogo via mail che dura settimane, in cui Shia rivela più o meno tutto quello che gli è successo dallo scandalo del plagio in poi.

Ne emerge una via di mezzo tra le due soluzioni che ci eravamo messi in testa all’inizio del post; Shia ammette di aver subito una vera e propria crisi esistenziale, scaturita nel plagio non dichiarato. A seguito di ciò la crisi si è evoluta in una ricerca esistenziale, un periodo in cui è entrato in contatto con i due artisti sopracitati e grazie a cui ha potuto alimentare quella voglia di uscire dal bozzolo di mamma Hollywood, verso una dimensione più intima e originale—anche a livello cinematografico, se si pensa a film come Nymphomaniac e Fury (film per cui Shia ha deciso di sfregiarsi la guancia e di cavarsi un dente per entrare nella parte). #INTERVIEW diventa dunque proprio il dialogo casuale iniziato via mail con una giornalista e suggellato con un incontro one-to-one in cui Aimee e Shia si vedono per la prima volta e, come da istruzioni di Shia, rimangono a fissarsi per un’ora, in silenzio. L’intero dialogo è disponibile al link del progetto, qui sotto c’è il video integrale dell’incontro

L’ultima performance artistica ad aver lasciato il segno—soprattutto nell’internet del LOL—è #INTRODUCTIONS: la triade LaBeouf, Rönkkö & Turner ha annunciato che avrebbe presenziato al graduation day degli studenti della CSM di Londra. Quello che i tre hanno richiesto ai laureandi è stato di sintetizzare in un’introduzione il proprio lavoro, e poi Shia l’avrebbe video-interpretato su sfondo verde che poi laureandi avrebbero dovuto sostituire con qualsiasi contenuto avessero deciso di preparare. Dell’intera mezz’ora di video, colpisce in particolare la parte dove Shia interpreta in maniera incredibilmente passionale questo pezzo motivazionale:

Insomma, quello che è successo è che l’internet è impazzito e ha iniziato a creare parodie del video sostituendo il green screen e piazzando Shia nelle situazioni più assurde. Se cercate “shia just do it parody” su YouTube ne troverete un sacco, ma mi sento in dovere di condividere quella che a mio parere è la migliore di tutte, creata da questo utente di Reddit. Pure genius.

Il fatto che la gente abbia iniziato a prendere questi video e a girarne versioni stupide, non è una cosa successa senza intenzione. Sono convinto—e lo screenshot che vi metto qui sotto mi dà ragione—che Shia e i suoi amichetti artisti abbiano, sì, ideato questo video per la partecipazione alla giornata della laurea del CSM, ma il fatto di crearli sovrapponendo Shia su uno sfondo verde, è stato un consapevole stimolo lanciato alla comunità dell’internet più creativo e scemo.

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LaBeouf, Rönkkö & Turner rispondono così alla richiesta di uso del video sulla loro pagina Vimeo

Questo a mio parere conferma la genuinità dei comportamenti di Shia LaBeouf, che probabilmente è passato da ragazzo immerso nel cinema mainstream—e nei soldi—a adulto che ha abbracciato la sua inevitabile crisi d’identità e che ora tenta di esprimere la sua natura nella maniera più aschematica possibile. Ora c’è solo da aspettare quale altro progetto assurdo deciderà di mettere online. Nel frattempo il mio consiglio è quello di non sedersi, di alzarsi e iniziare ad esplorare i vostri sogni:

Do it! Just do it! Don’t let your dreams be dreams. Yesterday, you said tomorrow. So just do it! Make your dreams come true! Just do it! Some people dream of success, while you’re gonna wake up and work hard at it! Nothing is impossible! You should get to the point where anyone else would quit, and you’re not gonna stop there! No, what are you waiting for? Do it! Just do it! Yes you can! Just do it.

If you’re tired of starting over, stop giving up!

just do it