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twiabp

The World is a Beautiful Place & I am No Longer Afraid to Die — Harmlessness

TWIABP sono un organismo in continuo cambiamento. A partire dai componenti della band — dal debutto ad ora, sono solo due gli unici elementi che sono rimasti fissi (altri sono andati e poi magari tornati) — fino alle premesse scaturite dal loro stesso assurdo nome:

FASE 1 — “The world is a beautiful place and i am no longer afraid to die” è appunto come hanno deciso di chiamarsi quando hanno creato il gruppo. Suona come una sorta di manifesto che dice “tutto va bene dai, vaffanculo la depre”. FASE 2 — “The world is a beautiful place, but we have to make it that way” è l’ultima frase del disco precedente — Whenever, If Ever — disco che, ormai due anni fa (mio dio, sto invecchiando), ho recensito come mio personale disco dell’anno e come decisivo atto di maturità per la carriera dell’ottetto americano. La frase sembra rispecchiare questa maturità, introducendo una punta di disillusione e di carico di responsabilità, che però non riesce a scalfire l’ottimismo. FASE 3 — “You think that the world is alright but that’s a lie, ’cos we’re afraid to die and that’s alright […] and we think that the world is alright and that’s a lie” ovvero parte del testo di You Can’t Live There Forever, opener del nuovo disco Harmlessness. Beh alla fine ora che ci pensiamo bene, è tutto una merda. Sostanzialmente, ci hanno sempre preso per il culo.

Harmlessness è un album che ho atteso molto, un po’ perché Whenever, If Ever è stato un disco che ho amato da subito, tipo colpo di fulmine — e continua ad essere così anche oggi — e un po’ perché, allo stesso tempo, è stato l’album che ha lanciato i TWIABP verso vette qualitative mai raggiunte prima da un gruppo (banalmente) definito emo. La prima grande differenza rispetto ai lavori precedenti, è che questo LP esce su Epitaph, permettendo dunque ai nostri di fare un bel salto di popolarità rispetto alla più piccola — anche se super apprezzata — Topshelf Records. Poi c’è il fatto delle voci. Ora la voce solista è quella di David Bello, decisamente meno lagnosa di quella di Thomas Diaz su Whenever, If Ever — questo aspetto verrà apprezzato da molti — e viene spesso accompagnata da quella di Katie Shanholtzer-Dvorak, ovvero la tastierista del gruppo. Ecco, secondo me, uno dei fattori più di peso, è proprio il duo voce-maschile/voce-femminile, che riesce a dare al disco quel piglio pop che lo rende davvero più accessibile.

Questo stesso fattore, unito a come manchi praticamente qualsiasi forma di sing-along e scream, contribuisce a slegare il suono della band da quelle architetture tipicamente emo a cui ci aveva abituato. Quindi capita di ascoltare singoloni pienamente indie rock (Haircuts For Everybody, January 10th, 2014) — che a mio parere non sfigurerebbero in qualche radio generalista italiana — fino a momenti in cui il gruppo si rilassa e prende una via marcatamente folk ed introspettiva (Mental Health, Make Mistakes). Il gruppo però rimane fedele a quelli che sono sempre stati i marchi di fabbrica, anzi, se possibile questi vengono accentuati. Infatti possiamo sentire spesso fare ingresso, forse più inaspettatamente del solito, sintetizzatori e violini a creare scompiglio non appena il pezzo sta diventando troppo normale.

Una canzone che fa sicuramente parte del gruppo “singoloni” e che merita un trattamento speciale è proprio January 10th, 2014, il terzo pezzo, che è difatti stato lanciato come primo singolo tease del disco. Affermo che sia un perzzo particolare, perché qui vediamo i TWIABP cimentarsi con dei temi sicuramente più impegnativi rispetto al passato. Le liriche della canzone, raccontano la storia di Diana The Hunter, ovvero un fatto di cronaca realmente accaduto in Messico un paio di anni fa, in cui una misteriosa donna ha ucciso due guidatori di autobus in due separate situazioni, per poi rivendicarne leuccisioni tramite una lettera in cui si autodichiara una specie di strumento divino che giustizia chi fa violenza sulle donne. Effettivamente i casi di femminicidi in quella zona erano un problema da anni e, in seguito ad indagini attorno ai due autisti uccisi, la polizia ha infine fatto vari arresti, scoprendo una vera e propria rete di autisti molestatori. In nostri quindi prendono un caso di cronaca controverso e decisamente attuale e ci costruiscono attorno un brano musicalmente perfetto, con la voce maschile e quella femminile che creano un vero e proprio dialogo tra Diana e il carnefice. Il pezzo parte come un loro tipico brano con influenze post-rock, si appisola in un intermezzo dominato dai violini e poi si trasforma in un crescendo finale che più epico di così non si può: chitarre con breakdown post-hardcore, sovrastate da melodie e coro di voci ultra-pop. Vi basti sapere che la mia ragazza — quella che definisce qualsiasi musica ascolti come “quelli lì che urlano sempre tutti uguali” (come darle torto, tra l’altro) — lo canticchia ogni volta che lo faccio partire dalle casse dello stereo di casa. Il video è, tra l’altro, uno dei più belli visti fino ad ora quest’anno.

A fine ascolto ci troviamo davanti ad un gruppo che di sicuro non si spaventa a cambiare, ma che riesce a mantenere comunque la sua impronta unica e riconoscibile — un esempio è I Can Be Afraid Of Anything, forse uno dei pezzi migliori del disco e che più riprende le dinamiche di crescendo impazziti di Whenever, If Ever. Probabilmente non riuscirò ad amare Harmlessnesscome Whenever, If Ever, forse perché è (troppo?) lungo, forse perché non ci sono quei momenti così corali e scanzonati, forse proprio perché le voci sono più controllate e precisine. Forse però è un mio problema, forse sono io che sono troppo legato a certe dinamiche urlatone che mi fanno venire subito la pelle d’oca. Probabilmente i TWIABP hanno fatto quello che io non sono riuscito a fare: non si sono accomodati e sono andati avanti, verso una direzione che li rende sempre più amorfi e sfuggenti, quando si tratta di ricondurli ad un genere musicale. Harmlessness è un album che fa impallidire il 99% della scena emo — o ex-emo — attuale, un album composto da quello che è un vero e proprio collettivo di musicisti che fa del continuo cambiamento il suo punto di forza. Harmlessness è il disco CHITARRONE dell’anno (aspettando il nuovo dei Foxing)

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Deafheaven — New Bermuda

Un anno fa uscì un disco che fece un botto clamoroso. I Deafheaven fino a poco prima erano un promettente duo, con un promettente disco black-metal alle spalle. Poi Sunbather uscì: una fusione assurda di black-metal e dream-pop, il tutto confezionato in una copertina rosa shocking — come scrissi nella mia recensione. Lasciando stare per un attimo considerazioni sulla qualità, la portata di Sunbather fu qualcosa di incredibile per un disco metal — soprattutto pesando al momento magico del rap e del pop in questi ultimi anni. Ricordo ancora quanto mi sconvolsi nel vederlo menzionato addirittura sul sito Apple, appena uscito il nuovo iPhone:

A due anni di distanza ci ritroviamo dunque a pigiare play e a far partire New Bermuda,  il nuovo LP uscito per ANTI- Records — etichetta sorella di Epitaph — di una band che ha praticamente destabilizzato e — nel bene o nel male — regalato nuova vita e nuove attenzioni alla musica metal da parte di un pubblico mainstream. Diciamo che c’era abbastanza hype nell’aria, io stesso avevo cercato di immaginarmi il successore di Sunbather o come un secondo Sunbather o, piuttosto, come qualche azzardato esperimento verso lidi ancora più soft/pop, probabilmente proprio perché ci si aspettava un’intraprendenza fuori dal comune, dato il rumore generato dal disco black metal con la copertina rosa. I Deafheaven, in un certo senso, non si sottraggono a questo loro bisogno di stravolgere le aspettative, facendo uscire un disco che va nella direzione diametralmente opposta rispetto a quella anticipata un po’ da tutti: New Bermuda è un vero e proprio disco METAL \m/, decisamente più scuro rispetto al precedente.

Intendiamoci, non è che tutto d’un tratto siano scomparse le linee post-rock e dream-pop caratteristiche del suono del quintetto di San Francisco, però tutte quelle transizioni delicate che, senza neanche avvertirlo, trasformavano il pezzo da black-metal a shoeagaze, sono state soppiantate da cambi bruschi ed improvvisi. Sembra proprio che ad essere cambiato sia l’approccio, come a cercare di scuotere prepotentemente quegli ascoltatori che erano stati ipnotizzati da quel flusso continuo di rumore che si tramutava in melodia in molti dei pezzi di Sunbather. Quindi capita che nella opener Brought To The Water, sei lì che stai facendo headbanging insieme al sig. Satana e poi, al minuto 4.42 del video qui sotto, ti ritrovi a canticchiare — come riporta lo stesso Pitchfork — la fottutissima Kiss Me dei Sixpence None the Richer:

Stessa cosa accade nel finale del secondo pezzo Luna, dove il gruppo — a circa 6 minuti — si stoppa bruscamente e si adagia su un riff pieno di delay che sembra un po’ il fratello di quello presente in Irresistible, forse l’intermezzo più paraculo — e perché no, il più bello — di Sunbather. Proprio in Luna lo scream del cantante e frontman George Clarke pare sempre più in piena fase “demons summoning”, dando conferma della piega più tradizionalmente black, che si può avvertire durante l’intero disco. Forse il pezzo più significativo  — e che potrebbe essere l’impronta del prossimo — è l’ultimo del disco, Gifts for the Earth, in cui sentiamo gli urli di Clarkeprovenire tipo da una grotta ghiacciata 800 metri sotto terra e viaggiare su un pezzo che sembra uscito da Recitation degli Envy. Un contrasto davvero difficile da digerire, almeno all’inizio. La cosa assurda è che, verso il finale, il pezzo oscilla tra urla e quello che sembra quasi un rip-off di Champagne Supernova degli Oasis. WTF. New Bermuda è un ottimo disco, probabilmente però inferiore a Sunbather. Sicuramente avrà meno successo del precedente, soprattutto da parte del pubblico allargato. Ma è di per certo uno specchio di quello che i Deafheaven sono ora, ovvero la band più interessante nel panorama metal estremo, una band così sicura dei propri mezzi che decide di sbattersene di quello che la gente vuole e preferisce occuparsi di ciò che è meglio per se stessa in questo momento. E in questo momento, i Deafheaven devono sballottare le nostre certezze e farci capire che non è assolutamente finita qui.

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Any Other — Silently. Quietly. Going Away

Degli Any Other ho parlato in un intervista proprio su queste pagine, non molto tempo fa. Nel frattempo, ho ascoltato il disco molte volte, ho partecipato ad un loro secret concert acustico, ho acquistato il loro CD, la borsetta in tela ed un poster (non è vero il poster mi è stato regalato, ALMENO QUELLO). In tutto questo periodo ho continuato a rimanere stupito dalla maturità di questo disco, considerando che si tratta di un debutto, ma soprattutto della voce e dell’interpretazione di Adele Nigro.

Non c’è un cazzo da fare, quando uno è davvero ispirato lo becchi subito, proprio perché ti accorgi che quello che esprime passa diretto dalla pancia al pubblico senza filtri. Se vi capita — e fate in modo che vi capiti — di vedere gli Any Other e Adele dal vivo, capirete subito a che cosa mi riferisco. Vi troverete davanti un personaggio molto buffo, nel senso più positivo che possiate immaginare, che sembra sempre a metà tra l’imbarazzato e l’avere pienissima coscienza dei propri mezzi. Adele scrive tutti i propri pezzi e li interpreta come se fossero estensioni delle sue viscere (mmmh, forse è uscita un po’ troppo gore). Forse il pezzo più interessante a livello musicale è To The Kino, Again, un brano in cui Adele, più che cantare si cimenta in uno spoken-word ed è supportata da una sezione ritmica decisamente più complessa rispetto al resto dei brani (notevole il basso di Marco Giudici). Personalmente non vedo l’ora di scoprire cosa può combinare Adele — magari con l’aggiunta di un’altra chitarra e l’ingresso di qualche ritmica più math come piace tanto a Tancred— e sono certo che nei prossimi due anni diventerà un nome importante nel panorama indie italiano. Ah, nel frattempo è pure uscito il loro primo video ufficiale e anche in questo caso non c’è proprio nulla di scontato.